Le Frazioni

Il territorio di Pianella include due frazioni, Castellana e Cerratina, luoghi inseriti in un bellissimo paesaggio rurale nei quali la vita scorre da sempre tranquilla e operosa. Questa escursione consente di scoprire sia questi piccoli centri abitati che il territorio circostante.

Castellana

La nostra esplorazione parte da Castellana, precisamente dalla piazza dinanzi la chiesa della Vergine Maria Lauretana, edificio sacro dalle origini molto antiche che oggi si presenta con le forme assunte a seguito di lavori eseguiti in epoche più recenti. La sua esistenza già ben documentata nel 1080 fa supporre una fondazione altomedievale, quando più che una vera e propria chiesa doveva essere più simile a una piccola cappella e si trovava all’interno di un sito incastellato che avrebbe dato all’abitato il nome, conservato fino a oggi, di Castellana. Questo tipo di fondazione è molto comune nell’Alto Medioevo, quando la popolazione di una determinata area, fino ad allora vissuta nelle fattorie in campagna, si riunisce insieme in insediamenti fortificati per difendersi dalle scorrerie degli eserciti barbari.
Le prime testimonianze scritte ci dicono che in origine quest’edificio sacro era intitolato a San Salvatore, probabilmente sintesi di Gesù Cristo Salvatore, e solo nel 1284 appare come Ecclesia Sanctae Mariae. Evidentemente la causa del cambiamento del nome è da far risalire all’arrivo della scultura lignea della Beata Vergine Lauretana, ancor oggi custodita al centro dell’abside.
La straordinaria venerazione della quale la statua è sempre stata oggetto ha poi fatto sì che l’edificio fosse continuamente modificato e ampliato. Importanti lavori furono eseguiti nel 1620 quando fu definita l’architettura della facciata, mentre l’interno assunse la forma rettangolare a una navata spartita in cinque campate coperte da volta a botte e vennero realizzate le decorazioni in stucco di gusto barocco. Nel 1782, come testimonia un cartiglio dipinto appena sopra l’acquasantiera sul lato destro dell’ingresso, furono apportate ulteriori modifiche che le conferirono l’aspetto attuale.
Castellana è sempre stata una frazione molto viva e, nello spazio antistante la chiesa, il terzo giorno dopo Pasqua in passato si svolgeva la festa dedicata a Sancta Maria delli Castellani, che soprattutto tra XVII e XVIII secolo rivestì una grande importanza sociale, politica ed economica per tutto il territorio pianellese: occasione di incontri, accordi e affari, come attestano molti documenti dell’epoca.

Villa Obletter

Rimettiamoci in cammino lasciando la chiesa sulla destra e dopo poche centinaia di metri vediamo sulla sinistra un complesso di edifici in mattoni: si tratta di Villa Obletter, grande masseria risalente almeno alla prima metà del Settecento, ancora proprietà della famiglia che le dà il nome il cui capostipite, di origine altoatesina, giunse in Abruzzo nel XVIII secolo e fece fortuna acquistando molti latifondi da una parte e dall’altra della Val Pescara. Villa Obletter di Castellana è una delle architetture rurali più preziose del territorio pianellese e si articola in diversi edifici: casa padronale, magazzini, stalle e rimesse, che hanno conservato intatti ambienti e anche arredi. Alla base del corpo di fabbrica principale ci sono alcune file di ciottoli di fiume al posto dei mattoni, elemento che fa pensare a una preesistente costruzione di origine medievale.

Dinanzi al cancello principale della magione inizia via Obletter e noi giriamo a sinistra per prendere questa strada che ci porta nel cuore della campagna. Dopo una discesa la strada risale tenendo Castellana sulla sinistra e una volta giunti in cima intorno a noi si apre un vasto panorama con colline e antichi casali verso ovest e la valle del Pescara, la città di Chieti e la Maiella a sud. La via ora prosegue tra querce che la costeggiano, fino a scorgere in basso sulla sinistra il Lago di Cicoria, un piccolo bacino artificiale usato per irrigare i campi che si chiama così dal soprannome del mezzadro degli Obletter che curava questi terreni, e giunti presso un incrocio continuiamo a sinistra sulla via principale, passando davanti al suggestivo rudere di una grossa casa colonica sulla destra.

La Quercia Di Saverio

Subito dopo facciamo una curva sulla destra immettendoci su via Monte Sirente, superiamo un bacino artificiale sempre sulla destra e dopo un centinaio di metri notiamo, sul lato destro della strada, una quercia molto più grande delle altre. Si tratta di una pianta davvero spettacolare che ha circa 400 anni d’età, annoverata tra gli alberi monumentali abruzzesi e chiamata Quercia di Saverio, dal contadino Saverio Troiano, vissuto nell’Ottocento, che aveva la sua casa nei dintorni di quello che già allora doveva essere un colossale gigante. Fino all’avvento delle automobili le strade avevano all’incirca la larghezza di quella che stiamo percorrendo, che consentiva il passaggio di due carri affiancati, e tutte avevano ai lati due filari di querce, che riparavano dal sole rovente dell’estate e dalla pioggia nelle altre stagioni.

Via Fonte Catena

Continuiamo a seguire la via fino a incontrare la SP28, che imbocchiamo girando a sinistra. Mentre percorriamo un tratto molto bello tra le colline coltivate a uliveti, vigneti e cereali, in un alternarsi di saliscendi e tratti pianeggianti, il panorama dinanzi a noi si apre rivelandoci Pianella sul colle leggermente a destra e le vette del Gran Sasso che si innalzano subito dietro di essa. All’incrocio con la SP29 giriamo a sinistra per tornare verso Castellana, ma prima di giungere nel centro abitato voltiamo a destra su via Fonte Catena. Qui intonaci e infissi moderni non sono riusciti a nascondere del tutto l’origine rurale di questo agglomerato: un tempo nelle campagne, piuttosto che vivere in case isolate, si preferiva costruire le abitazioni riunite in gruppi, talvolta vicino ad amici e molto più spesso vicino a parenti. Questo consentiva di poter sempre contare sul sostegno di qualcuno in caso di necessità e di aiuto materiale per il lavoro nei campi. La piccola corte al centro di Fonte Catena ci racconta un mondo di condivisione che è sopravvissuto fino ai primi anni ’80 del Novecento, quando i problemi di uno diventavano i problemi di tutta la piccola comunità e i grandi lavori agricoli venivano organizzati in modo che ciascuna famiglia potesse aiutare le altre e venisse a sua volta aiutata da tutte le altre.

Cerratina

In fondo alle abitazioni, dove a uno sguardo distratto sembrerebbe non esserci uscita, imbocchiamo una doppia curva a destra e poi a sinistra che ci riporta in aperta campagna, con la stretta strada che procede in mezzo ai campi.

Ben presto iniziamo a vedere i cavalli di un allevamento che si trova a destra di via Boreale, che percorriamo in salita fino a entrare a Cerratina, l’altra frazione di Pianella, che si affaccia sulla Valle del Pescara dall’alto della cima arrotondata di una collina dove anticamente, come testimonia il nome, si trovava un bosco di cerri. Appena giunti nel centro urbano giriamo a destra su via dei Fiori per raggiungere la parrocchiale, posta al centro della cittadina.

La chiesa, intitolata a San Nicola, fu edificata nel 1730 su un più antico edificio sacro preesistente del quale sappiamo soltanto che nel 1055 fu donato a Montecassino dal conte Trasmondo di Penne. In tempi più recenti alla dedicazione a Nicola si aggiunse quella a San Vincenzo Ferrer, il santo spagnolo domenicano vissuto tra Trecento e Quattrocento canonizzato nel 1455 dopo che gli furono riconosciuti più di 800 miracoli, veneratissimo in tutta Europa. Il culto di San Vincenzo, già attestato nel 1703 presso una cappella nella contigua contrada di Astignano, si spostò nella parrocchiale di Cerratina probabilmente quando quella cessò di esistere. La chiesa, a pianta rettangolare con una sola navata, nelle decorazioni presenta uno stile d’ispirazione barocca probabilmente opera dell’architetto e stuccatore lombardo Alessandro Terzani, già artista neoclassico che però quando si trovava a lavorare in provincia preferiva esprimersi nello stile precedente, probabilmente per andare incontro alle richieste della committenza non ancora abituata alle nuove forme. A lungo dipendenza della Vergine Maria Lauretana di Castellana, solo nel 1750 Cerratina fu autonoma e dispose di un proprio curato.

Uscendo dalla chiesa e andando verso sinistra troviamo alcuni eleganti edifici ottocenteschi, che testimoniano un diffuso senso estetico trasversale a tutta la società, e più piccole e modeste case basse che consentono di immaginare come fosse la vita all’inizio del XIX secolo. Tutto è costruito con il mattone cotto fatto con le argille locali, perfette per la produzione di questo materiale. Sul lato destro si apre la piccola ma caratteristica piazza del Sole, lo slargo centrale della frazione che ha mantenuto il caratteristico aspetto delle tradizionali piazze italiane di paese, tranquillo luogo d’incontro e di socializzazione.

All’inizio di via Tevere, la strada perpendicolare alla chiesa che parte alla sua destra, troviamo a destra Palazzo Sabucchi, la residenza cerratinese della nobile famiglia, fabbricato ottocentesco dalla facciata ricca di finestre e balconi in ferro battuto, che ben rivela i gusti architettonici della nobiltà di campagna nel XIX secolo, che per queste dimore secondarie prediligeva uno stile molto più informale delle magioni nel paese capoluogo.

In fondo alla medesima via si trova un bell’esempio d’architettura rurale settecentesca perfettamente conservato: si tratta di un casone, come venivano chiamate queste costruzioni dove solitamente vivevano i massari, quelle figure che curavano gli interessi dei grandissimi proprietari terrieri gestendone una vasta campagna e soprintendendo al lavoro di mezzadri, ai quali erano affidate porzioni di terreno più piccole, e garzoni. Al piano terra si trovavano i magazzini, i fondaci e le rimesse mentre al livello superiore c’era la parte abitativa.